Voglia di Volare 


« Guarda avanti!» le diceva Rebecca, correggendola.
Le disse di abbracciare il cavallo con le gambe e non rannicchiarle, di non accorciarsi le redini.
Doveva fidarsi di Namid, lasciarsi guidare dalla sua spinta e non aver paura della velocità.  Perché era quello lo scopo della giornata e ormai l’aveva capito.
Avevano fatto molto progressi e Arianna era diventata un buon cavaliere, ma la sua paura era solo una: non avere il controllo.
Lasciare le redini voleva dire fidarsi ciecamente di Namid ed essere sicura che il lavoro che avevano fatto fino a quel momento era andato a buon fine.
« Allunga le redini».
Lo fece, lasciò completamente le redini tenendo solo una mano appoggiata, per impedire che la corda potesse scivolare a destra o sinistra.
Seguì l’andatura di Namid, cercando di respirare con calma...

-          Paradise Of Heart – Pagina 69

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Non c'è mai stato un evento particolare, una caduta, uno scatto ,niente che mi abbia mai portato ad aver paura.
Eppure, quando la mia istruttrice mi diceva “ fidati del cavallo, lascia quelle redini” non riuscivo a farlo.
Per quanto mi fidassi ciecamente dell’istruttrice e del mio cavallo, c’era sempre un briciolo di paura che non mi permetteva di lasciare quelle redini e fidarmi.
Era frustrante. Non c’era un reale motivo alla mia paura, eppure l’idea di lasciare le redini continuava a preoccuparmi.
Come se il mio cavallo dovesse imbizzarrirsi o spiccare il volo verso l’infinito e oltre ( tutte sciocchezze assurde).
Ancora oggi non capisco cosa mi portasse ad aver paura.
Ho una cavalla a cui basta una frazione di secondo per fermarsi, ma nella mia testa c’era sempre una vocina che mi diceva “ tieniti” e mi attaccavo con le gambe e con le mani, simile a un granchio attaccato allo scoglio. C’è voluto tempo per “ Sbloccare” questa situazione.
Grazie all'impegno e un’istruttrice che mi spronava e allo stesso momento mi lasciava il mio tempo, seguendomi con pazienza, un passo alla volta, finalmente sono riuscita a superare questo scalino.

Immaginarsi di galoppare in un  prato verde, aggrappata solo alla criniera, rilassata e con i capelli al vento, è un’immagine molto romantica e che mi sembrava irraggiungibile.
Ma quando arrivò il mio momento fu magico ed emozionante.
Lasciai le redini, poggiando una mano nel cordino usato come collare, mandai il cavallo al galoppo e mi lasciai andare, concentrandomi sulla direzione da tenere, evitando che il mio sguardo cadesse come il solito sulle orecchie del cavallo.
Calmai il mio respiro, rilassai le gambe e svuotai la mente, lasciando che il mio corpo seguisse l’andatura del cavallo.
Come sempre, mi bastò buttar fuori l’aria per fermare il cavallo, e ripartii subito.
Volare.
Fu come volare e finalmente potevo godermi quel magico momento: sentire il cavallo che si muoveva sotto di me, seguendone l’andatura, il suo respiro rilassato, attento e sereno. La mia Nala si stava fidando di me chiedendomi dove andare e che andatura tenere. La sua fiducia andava ricompensata ed ero io a dovermi fidare di lei, guidandola e ringraziandola poi per quegli attimi di magia che mi stava regalando.


Quando vedi una persona andare a cavallo sembra tutto così facile, come se dovessi salire sopra e tutto sia a portata di mano, immediato e senza fatica. Ma non è così.
Per diventare un buon cavaliere ci vuole impegno, costanza, passione, coraggio, forza, una buona dose di amore e un'altra di buon senso. Tanti ingredienti costituiscono un cavaliere.
Ogni giorno è una nuova avventura, c’è sempre da imparare nel mondo dei cavalli ma un buon cavaliere sa che per quanto lunga e difficile sia la strada, ne varrà la pena.

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